La Fortuna nell’Amleto: caso, linguaggio e visione del mondo in Shakespeare
Il termine Fortuna ricorre con insistenza in Amleto e costituisce uno dei nuclei concettuali dell’opera. Shakespeare lo utilizza per esprimere una visione del mondo segnata dall’incertezza, in cui l’azione umana si scontra continuamente con forze che sfuggono al controllo razionale. Nel celebre monologo “Essere o non essere”, Amleto descrive l’esistenza come una condizione esposta ai “colpi di fionda e ai dardi dell’oltraggiosa Fortuna”, una formula che condensa l’esperienza della vulnerabilità umana di fronte agli eventi.
Dalla tradizione alla rappresentazione shakespeariana
Per il pubblico elisabettiano, la Fortuna non era un concetto astratto. Derivata dalla tradizione classica e medievale, era comunemente rappresentata come una dea bendata, associata alla ruota che eleva e abbatte gli uomini senza distinzione morale. Questa immagine, trasmessa da autori come Boezio, faceva parte di un lessico culturale condiviso. Shakespeare ne conserva i tratti essenziali, ma li inserisce in una struttura drammatica in cui la casualità non è neutra, bensì avversa al protagonista.
Nel monologo, la Fortuna è descritta come una forza violenta e oppressiva. L’aggettivo “oltraggiosa” (outrageous) suggerisce eccesso e mancanza di misura, trasformando il caso in un principio destabilizzante. La vita appare come un accumulo di eventi che si impongono sull’individuo senza offrire un criterio di senso. In questo contesto, l’azione perde efficacia: se gli esiti dipendono dalla Fortuna, ogni scelta rischia di apparire arbitraria. La paralisi di Amleto nasce anche da questa consapevolezza.
Accanto a questa dimensione cosmica, Shakespeare attribuisce alla Fortuna una valenza più concreta e sociale. Quando Amleto la definisce una “sgualdrina”, il linguaggio si fa polemico e morale. La Fortuna è presentata come infedele e corruttrice, capace di concedere favori senza riguardo per il valore. Questa rappresentazione riflette un ordine politico percepito come instabile, in cui il potere non è il risultato del merito, ma dell’opportunità e dell’inganno. L’ascesa di Claudio, che ottiene il trono e la regina attraverso un crimine, fornisce il contesto narrativo a questa lettura.
Il riferimento costante alla Fortuna segnala quindi una frattura tra l’azione morale e il risultato. L’individuo può riconoscere ciò che è giusto, ma non ha la garanzia che il mondo risponda alla giustizia. È questa distanza a rendere problematico l’agire di Amleto e a trasformare la tragedia in una riflessione sull’instabilità dell’esperienza umana.
Solo nell’atto finale si registra un mutamento. Prima del duello con Laerte, Amleto afferma che esiste una “speciale provvidenza nella caduta di un passero”. Si passa quindi dal concetto di Fortuna, che prevede che gli eventi siano casuali, a quello di Provvidenza, ovvero dell’esistenza di un piano ineluttabile, seppur oscuro a chi lo vive.
Diversamente da quando si parlava di Fortuna, in cui Amleto voleva poterne controllare l’esito, qua l’essere umano non ha alcun potere di influenzare il piano divino. Può però controllare la propria disposizione nei confronti degli eventi a lui predestinati. Solo perché le cose appaiono casuali, non vuol dire che lo siano.
Figlio del proprio tempo: la lotteria elisabettiana
Il rilievo attribuito alla Fortuna in Amleto è coerente con il contesto storico di Shakespeare. Nell’Inghilterra tardo-cinquecentesca il rischio e l’alea erano parte della vita quotidiana. Non esistevano casinò nel senso moderno, ma il gioco d’azzardo era diffuso in taverne e luoghi pubblici, con dadi, carte e scommesse. Più significativa, sul piano istituzionale, fu la lotteria nazionale autorizzata da Elisabetta I nel 1567. Ideata per finanziare opere pubbliche, con biglietti a prezzi piuttosto alti, la lotteria, seppur fallimentare, fu uno dei primi tentativi di utilizzare il gioco d’azzardo come strumento fiscale.
Questa prova di istituzionalizzare il gioco e adoperarlo per riempire le casse dello stato si rivelò lungimirante ed è tutt’ora in voga molti paesi, Italia compresa, con la differenza che non sono solo i più abbienti ad avere accesso: chiunque, oggigiorno, può avere connettersi ai siti di casinò e consultare le risorse online per accedere ai migliori bonus casinò.
Una Fortuna non casuale
In Amleto, la Fortuna costituisce una chiave interpretativa della condizione umana. Shakespeare mostra un mondo in cui l’incertezza non può essere eliminata, ma solo riconosciuta e affrontata. La tragedia non offre soluzioni definitive, ma registra il passaggio da una concezione del destino come forza cieca a una forma di consapevolezza che rende possibile l’azione pur nella precarietà. È in questa tensione, ancora attuale, che risiede la forza culturale dell’opera.











